Seppie dalla Barca

seppie dalla barca
seppie dalla barca

Seppie dalla barca

Di Umberto Simonelli

Seppia con totanara

Se c’è una pesca dalla barca veramente divertente, questa è la pesca alla seppia. Una tecnica di fatto abbastanza semplice ma che ha qualche piccolo segreto e che richiede qualche piccola astuzia per ottenere buoni risultati.

Vedremo qui di seguito, soprattutto per gli amici meno esperti come fare e come attrezzarsi.

Un cefalopode particolare

Le seppie, si portano in prossimità delle zone costiere quando sono in fase riproduttiva. Li depongono le uova e dopo le fatiche riproduttive riprendono il mare raggiungendo profondità maggiori, a volte anche molto elevate. Il ciclo biologico dei cefalopodi non è molto lungo e la vita media non supera i tre anni, il che offre ad ogni esemplare poche opportunità di riprodursi. Motivo evidente per cui, una delle raccomandazioni è quella di evitare il prelievo di animali allo stato giovanile. La seppia appartiene alla famiglia dei molluschi; alla famiglia dei molluschi appartengono gli animali provvisti di conchiglia e la nostra seppia, non è da meno. Infatti il famoso ”osso di seppia” che troviamo all’interno non è altro che la conchiglia che si è evoluta. Oltre ad avere la funzione di sostenere l’animale ha il compito importantissimo di funzionare come vescica natatoria, per regolare l’assetto idrostatico, come fosse un sommergibile. La seppia è anche molto veloce e malgrado ogni legittimo dubbio riesce a nuotare come un missile per parecchi metri; tanto per difendersi, quanto e soprattutto per inseguire le sue prede. Da terribile predatore quale è si nutre di gamberi, pesci, granchi e quanto di vivo trova sul fondo. E nel periodo in cui accosta la sua aggressività è maggiore.

Dove trovarla

Capire dove andare ad insidiarla è semplice, direbbe chiunque, basta vedere dove si radunano più barche per capire gli spot. Ma se si vogliono ottenere risultati, nella pesca, come in altre discipline, è bene guadagnare la propria autonomia e le proprie competenze. Diciamo che i fondali sabbiosi, anche con presenza di limo o quelli misti, con ampi spazi di pulito, sono l’habitat ideale. Un pascolo in cui possiamo intercettare le seppie in caccia. C’è come al solito un però …Infatti le ondulazioni del fondo, le depressioni, come le dune, i canaloni o la presenza di posidonia rada, possono essere areali molto produttivi. Anche la presenza di vita è importante; un posto dove è maggiore la presenza di pesce foraggio è sicuramente un ottimo punto. Quindi una buona conoscenza dei fondali è importante.

seppie in barca

Il gradimento di modello e colori da parte dei nostri cefalopodi dipende da molteplici fattori

Come attrezzarci

Ci vogliono, come al solito, una canna, un mulinello, del filo e delle esche. Esistono canne specifiche, ma per chi è agli esordi anche una cannina da spinning 10/40 gr, da un paio di metri, va bene, con un mulo da 2000 a 3000 con del multi da 10 lb e un terminale in nylon lungo 3,4 metri, dello 0,28-0,30 provvisto di un moschettone di buona qualità. Multi sottile e terminale sottile, significano poco attrito e maggior affondamento, necessità di zavorre più leggere e soprattutto artificiale più libero. E la differenza si vede. Gli artificiali sono la nota dolente della faccenda. Sebbene peschino tutti, anche quelli economici, la differenza c’è e si vede. Colori, materiali e assetto sono una prerogativa indispensabile; il medesimo colore non sempre porta agli stessi risultati. Il materiale del rivestimento fa la differenza. Perché le seppie percepiscono al tatto quel che hanno aggredito e possono mollare senza che neanche ce se ne accorga. Anche la qualità della corona di aghi è una caratteristica da non trascurare. Quindi purtroppo dovremmo disporre di un bel parco artificiali, dove potranno stare a proposito anche quelli economici giusti, ma dove non dovrà mancare qualche artificiale di qualità.

I colori

colorazioni totanare

Più colori e modelli si hanno e maggiori sono le opportunità

 

I colori fanno la differenza e come … Durante una sessione di pesca è facilmente percepibile che a parità di modello peso e piombatura, uno cattura più di un altro. E’ facile riscontrare che una livrea in particolare “tira” più di un’altra. Le marche più blasonate offrono mediamente colorazioni tutte catturanti. Sicuramente, oltre ai colori naturali, imitativi dei pesci, pagano molto l’arancio in tutte le sue sfumature, il viola chiaro, i colori chiari e quelli molto scuri. La presenza delle sfere per l’effetto “rattle” funziona sul serio. La funzionalità dei colori cambia durante il giorno a seconda della luce e cambia nel tempo anche a seconda delle temperature e della trasparenza delle acque.

 

recupero seppia in acqua

Il recupero deve essere a velocità costante senza tempi morti

La piombatura

La bavetta in piombo, presente sotto il corpo dell’artificiale servono per affondare ma soprattutto per dare un equilibrio al gamberone. Per raggiungere le profondità operative, verosimilmente comprese tra i 3 mt e i 20, è necessario aggiungere una zavorra. Esistono due modalità; la prima classica è quella di una piombatura derivata da cui si stacca uno svolazzo di un metro di nylon a cui applicare l’esca. Una seconda è quella di applicare la zavorra sul moschettone che connette l’artificiale. Si ottengono così due diverse funzionalità e andamenti sul fondo che animano differentemente l’esca. Soluzioni a volte equivalenti e a volte enormemente differenti per resa. Pescando in scarroccio la prima soluzione fa pescare l’esca come se questa camminasse naturalmente sul fondo, perché la tiene radente; la seconda può essere animata conferendo all’inganno un andamento a dente di sega, che si ottiene imprimendo alla canna un movimento di recupero, tirandola a se e lasciandola poi adagiare di nuovo sul fondo. In quest’ultima situazione gli attacchi avvengono quando l’esca si ferma. Alternative da sperimentare a seconda di corrente e profondità.

piombatura in testa al gambero

La piombatura in testa al gambero

Piombatura derivata

La piombatura derivata

Individuato lo spot si inizierà la sessione disponendo la barca per l’andamento in scarroccio. Se le profondità non saranno eccessive si pescherà con pochi grammi anche con un po’ di velocità; zavorrare troppo significa perdere in sensibilità e troppo poco non far lavorare l’esca. Bisogna far stare sempre l’esca a contatto con il fondo, non a picco sotto la barca ma più a lungo, consentendo un movimento più morbido. Animando le esche presto ci renderemo conto degli attacchi da un forte appesantimento e dalla reazione della seppia. Il recupero dovrà essere costante e “sollecito” fino al guadino, ma senza esagerare in velocità. Perdere qualche seppia ci sta, è normale. Dopo ogni attacco è basilare verificare che la corona di aghi sia pulita. Se rimangono tracce di carne l’artificiale va pulito, altrimenti non pescherà più.

 

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